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Metamedicina - Memoria Emozionale: come si creano le dinamiche depotenzianti

Un progetto che non decolla, relazioni disastrose che si ripetono in sequenza, difficoltà a credere nella vita, disturbi dell'umore e sintomi fisici. Dove hanno origine i nostri malesseri? Spesso siamo propensi a cercare la causa fuori o attorno a noi, la sfortuna, il caratteraccio del vicino o del capo-ufficio; uomini o donne sbagliate, fragilità costituzionale, e così andiamo alla ricerca di qualcosa che possa giustificare il nostro problema. Ma poi come ci sentiamo? Se ci va bene possiamo cambiare casa, lavoro, città compagno di vita; per trovarci poi dopo un po' di tempo a rivivere le stesse dinamiche, le stesse difficoltà, gli stessi sintomi che si cronicizzano. E allora finiamo per credere di essere davvero sfortunati; sentiamo dentro un gran senso di frustrazione, tristezza, rabbia; che ci porta a vivere una vita infelice, insoddisfatti, in poche parole a tirare avanti, a sopravvivere con la speranza di un domani migliore. Ma è proprio vero che si tratta solo di sfortuna? Siamo davvero convinti che la nostra vita potrà essere felice quando avremo il lavoro dei nostri sogni, la casa dei nostri sogni, e accanto a noi la persona dei nostri sogni... Non stiamo forse dimenticando una cosa importante? Fintanto che continuiamo a sognare... avremo solo sogni, e per averli nella realtà occorre fare una cosa: smettere di sognare e prendere in mano le redini della nostra vita! Quando lo dico alle persone che vedo quotidianamente in consultazione mi rispondo, "Eh si lo so, ma non è facile!". Non è facile, vero o falso? Entrambe!
Se credo che la mia felicità o infelicità dipenda da ciò che capita attorno a me, da come le persone mi trattano, allora si che è difficile, ma se sono consapevole che tutte le "sfortune" sono in realtà occasioni per imparare, e soprattutto, se divento consapevole di cosa sta all'origine; allora diventa già più semplice o quanto meno fattibile!

Ma da dove arrivano le dinamiche che viviamo? Sei pronto a sentire la risposta? Forse, in un primo momento, non ti piacerà molto, ma ti invito a prendere in considerazione ciò che sto per dirti perché potrebbe letteralmente cambiare la tua vita, o meglio il modo in cui vivi e il significato che dai alla tua vita. E allora eccoti la risposta: tutto ciò che succede dipende da te! Mi vedo la smorfia di dissenso sul tuo viso e anche il pensiero che passa nella tua testa, "Eh già adesso ci mancava anche che mi dicesse che è colpa mia, con tutto quello che ho subito, le cattiverie che mi hanno fatto, ecc". Mi è molto facile immaginare che qualcuno in questo momento abbia fatto questo pensiero, perché è esattamente ciò che io stessa ho pensato quando ho sentito questa teoria per la prima volta. "Ma che cavolo dice? Dipende forse da me se il vicino è aggressivo? È forse colpa mia se  mi fanno mobbing al lavoro? Me lo invento forse che ogni volta che riesco a mettere da parte qualche soldo mi si rompe qualcosa e li devo usare per fare le riparazioni della casa?

Potremmo trovare mille e un motivo per dimostrare che sono fatti incontrastabili, e che io sono davvero sfortunato, e continuare a chiedermi, "Ma perché capitano sempre a me? Cosa ho fatto per meritarmi questo?". Niente, non hai fatto proprio niente, ed per questo che continui a sopravvivere ad una frequenza vibratoria che ti fa sentire sempre la stessa musica; una musica che non ti piace, che detesti, ma ti credi constretto a doverla ascoltare per il resto della tua vita. Ora permettimi una domanda: se tu entrassi in una stanza, sei solo, c'è una radio accesa che trasmette una musica impossibile da ascoltare che cosa fai? Resti lì e l'ascolti oppure... Bravo! Sento la tua risposta del tuo pensiero, "Ma che cavolo di domanda, cambio programma e sintonizzo la radio su una frequenza che mi piace!". Esatto, e puoi darmi questa risposta perché sei consapevole che girando una manopola puoi cambiare qualcosa, e quel qualcosa cambia solamente nel momento in cui tu fai un'azione concreta per cambiare la sintonia, è così? "Ah ho capito! Basta che cambio gli altri e tutto si sistema!". Vedi come leggo  nei tuoi pensieri? Eh no! La radio non sono gli altri, la radio sei tu, con i tuoi pensieri, con le tue credenze, con le tue dinamiche: in altre parole con le tue memorie emozionali!
Una parte del nostro cervello ha il compito di registrare ogni singola informazione di tutto ciò che viviamo attraverso le percezioni e le sensazioni, queste informazioni sono poi elaborate dai due emisferi sia da un punto di vista emozionale e sensitivo, sia da un punto di vista razionale; ne risulta così una interpretazione della situazione e un significato che il nostro cervello elabora per poter classificare l'esperienza vissuta come "piacevole-positiva" oppure "gradevole-negativa". La prima sarà classificata tra le esperienze da ripetere e innesca il meccanismo dell'azione, la seconda tra le esperienze da evitare innescando il meccanismo di inibizione. Complicato? Solo apparentemente, con un esempio pratico tutto si semplifica. Immagina un bimbo che vede per la prima volta una candela, cosa fa spontaneamente? Allunga la mano per toccarla. Che informazioni riceve il suo sistema? Dolore, e quindi quell'esperienza verrà classificata come da evitare. Questo è un  meccanismo di difesa e di sopravvivenza che ci impedisce di fare qualcosa che ci nuoce. Allo stesso modo quando gusta per la prima volta una caramella e sente la gradevole sensazione zuccherina, registrerà l'esperienza nella sua memoria emozionale come qualcosa di gradevole e quindi da ripetere.
E così, esperienza dopo esperienza il suo "archivio mnemonico" si riempe di equazioni e conclusioni che con il tempo diventano i valori che guidano le sue scelte e quindi la sua vita. Se queste equazioni e conclusioni gli sono favorevoli, tutto bene, la persona adulta sarà in grado di fare delle scelte che lo portano a vivere esperienze costruttive e potenzianti. Ma non è sempre così! A volte nei vari passaggi che portano alla creazione di una memoria emozionale si inseriscono delle interferenze, che distorcono il significato dell'esperienza e portano a trarre conclusioni poco favorevoli o addirittura depotenzianti.
Ma come si arriva a creare memorie emozionali depotenzianti? Ora te lo spiego con un esempio pratico molto semplice. Immagina un bel pomeriggio di primavera, un bimbo di quattro anni che gioca felice ai giardini pubblici e la mamma che gli dice che è ora di andare a casa, quale sarà la sua reazione? "No non voglio" e forse si mette anche a piangere, e la povera mamma stanca e in ritardo per la cena potrebbe dire una frase del genere "Se fai i capricci non ti voglio più bene" oppure "vado e ti lascio qui", oppure ancora "non vedi che tutti ti scherzano se piangi?". Frasi apparentemente innocenti, ma nella testa del bambino ormai è già partito il meccanismo della percezione-sensazione-interpretazione-conclusione. Quale potrebbe essere la conclusione che, con la sua innocenza e capacità di pensiero di bambino, potrebbe crearsi? "Se esprimo il mio malcontento la mamma non mi ama più" oppure "se esprimo le mie emozioni gli altri ridono di me". Da queste conclusioni, quali equazioni si creano "Esprime il proprio disappunto = essere rifiutati", "esprimere le propri emozioni= essere ridicolizzati". Da quel momento quella piccola creatura inzierà a vivere situazioni di conflitto interiore, ogni volta che si trova davanti ad una sitauzione simile. In ufficio quando non sarà d'accordo su qualcosa si guarderà bene dal dirlo, e subirà situazioni per paura di essere rifiutato se esprime disappunto, accettando tutto ciò che gli viene chiesto di fare anche quando sarà sovraccarico e questo lo porterà allo sfinimento e al burn-out, semplicemente perché ha creduto di non avere altra scelta per evitare di essere rifiutato. Con la compagna eviterà di esprimere emozioni e sentimenti per paura di essere ridicolizzato, lasciando credere all'altro di essere insensibile e senza sentimenti, o addirittura si sentirà rimproverare di essere poco espressivo.

Quindi per tornare alla nostra radio. La nostra musica dipende dal programma sul quale ci sintonizziamo. Potremmo anche dire che la nostra vita e come il copione di un film, a volte le scene che vediamo non ci piacciono, allora cambiamo gli attori, ma se il copione è sempre lo stesso, il risultato sarà sempre simile. Ciò che occorre riscrivere è il copione, cambiare gli attori non è la soluzione.
Ed è quello che io ho deciso di fare quando mi sono iscritta al mio primo seminario di Metamedicina, Liberazione della Memoria Emozionale. In quel primo corso di tre giorni, ho imparato a riconoscere che ogni volta che soffrivo per una situazione o per un disturbo fisico, quello era il messaggio o la reazione dettata da una memoria emozionale che nel corso della mia vita si era impressa nel mio cervello, come i dati che si memorizzano nel computer. Ogni volta che vivevo una situazione simile era come pigiare sul tasto che faceva partire un determinato programma, cambiare i tasti o la tastiera non era la soluzione, occorreva riscrivere il programma. Ho imparato come riconoscere la mia parte bambina che aveva tratto una conclusione distorta, ho imparato come accoglierla e le ho
insegnato a riscrivere le note della sua musica.
Oggi come consulente e animatrice di Metamedicina accompagno le persone nel loro percorso di vita, a ritrovare e accogliere il loro bambino interiore, a dipingere lo scenario con nuovi colori, a riscrivere il loro copione. Sono passati quasi 10 anni dal mio primo seminario, e la musica della mia vita è cambiata parecchio. A volte capita ancora qualche nota stonata, qualche interferenza, ma ora so come riportare in armonia, corpo, cuore, mente e anima e procedere il mio viaggio in carrozza, ma questa è un'altra storia! Sei curiosa di saperla?

Vuoi anche tu cambiare musica alla tua vita? Vuoi imparare a riconoscere e riscrivere il copione della tua vita? Il seminario di Liberazione della Memoria Emozionale ti permette di farlo!


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Rossella Schneiter-Malpangotti – Cugnasco
consulente e animatrice di Metamedicina, naturopata e psicopedagogista


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Una bella domenica di inizio aprile, il sole riscalda l'aria e accende la voglia di uscire nella natura.
Inforchiamo la bicicletta e via sulla ciclopista direzione Bellinzona.

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La cornice è quella un po' magica del Castello e il luogo è visitato da numerose famiglie con bambini
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